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Le due fasi di una barzelletta È stato su basi di questo genere che è si è delineato quello che succede nella mente di una persona di fronte a una barzelletta. E cioè un insieme di operazioni che si svolgono in due fasi; 1. Individuazione di un problema: il soggetto trova che le sue aspettative, indotte dalla parte iniziale del testo, sono smentite dalla conclusione (la battuta finale). Ha cioè una percezione di incongruità. 2. La risoluzione: viene quindi messa in atto una forma di problem solving, cioè un impegno cognitivo teso a trovare l’elemento che dia un senso alla conclusione e riconcili le parti incongrue. Questo elemento, che permette la risoluzione dell’incongruità, viene indicato come la "regola cognitiva", e può essere un fatto di esperienza, una proposizione logica, un elemento linguistico ecc. Prendiamo ad esempio il seguente interrogativo-indovinello: che cos’è una banana? Supponiamo di dare tre risposte: a un frutto giallo. b una posata c una badonna babassa babassa La risposta a è coerente con il comune modello cognitivo e non presenta quindi incongruità. La b è difforme da qualunque accettabile modello, per cui risulta incongrua e non appare risolvibile. La c è incongrua ma ammette una risoluzione. Questa è legata al trovare la regola che possiamo chiamare della raccolta a fattore comune (si tratta cioè di eliminare la sillaba "ba" da tutte le parole in cui compare). Umorismo bifase e monofase Secondo alcuni ricercatori tuttavia la seconda fase, di ricerca di una risoluzione, non è necessaria perché vi sia un esperienza umoristica. In un esperimento, consistente in una finta prova di psicofisica, è stato chiesto a un campione di studenti di sollevare una serie dipesi. Agli studenti era stato detto che il compito consisteva nei distinguere quale era di peso maggiore e quale minore. Quando però andavano a effettuare la prova trovavano che l’ultimo peso era o decisamente più leggero o decisamente più pesante degli altri. L’osservazione fu che questa semplice discrepanza finale (il peso incongruo) produceva frequenti risposte di sorriso o di riso negli studenti. C’era un’incongruità ma non c’era una risoluzione, e la prima bastava per produrre reazioni di umorismo. Altre ricerche hanno sottolineato che nei bambini è frequente che sia la sola incongruità a produrre una risposta di divertimento umoristico. Per un bambino piccolo, il solo sentire chiamare ‘‘cucchiaio’’ una forchetta può già provocare una risata divertita. In effetti, a conferma posso citare un episodio. Una volta mi è capitato di entrare in una prima elementare, per parlare con una maestra. Mentre mi veniva incontro, la maestra aveva chiesto a un bambino di girare la lavagna (di quelle che si capovolgono). Sull’altro lato era stato disegnato un albero. Voltando la lavagna, questo veniva a presentarsi a testa in giù. La cosa provocò una generale, rumorosa ilarità nei bambini, con esclamazioni come: "Che buffo!" "Guarda quell’albero!" "Un albero coi piedi per aria!". Altro esempio: in televisione trasmettono la finale olimpica dei 100 metri stile libero; i nuotatori sono tesi e concentrati; primo atto: i nuotatori si piegano; colpo di pistola: i nuotatori scattano e si tuffano. La bambina, un po’ meno di tre anni, punta il ditino verso il televisore, si volta verso i genitori e con fare interrogativo: "Bagnetto?". [Sara Forabosco, comunicazione personale. N. d. A.] Una esplicita risoluzione dell’ incongruità sembra quindi poter non esserci. In realtà, anche nei casi in cui non risulta esserci la seconda fase, una forma di risoluzione è comunque presente. Infatti il soggetto è in condizione di disporre di elementi che danno, almeno in parte, un senso all’incongruità. Il bambino sa com’è un albero, che si tratta solo di un disegno, che la figura è accidentalmente risultata capovolta. Sono questi gli elementi che vengono di fatto utilizzati per la "risoluzione" dell’incongruità, e il controllo della tensione cognitiva che altrimenti si porrebbe. Il disegno incongruo non mette in crisi le sue conoscenze e i suoi modelli cognitivi, pur risultando difforme da questi. La differenza tra i due tipi di risoluzione, esplicita ed implicita, sta soprattutto nel fatto che nell’ ‘umorismo "bifase" la risoluzione è oggetto di una ricerca attiva e una volta trovata compare in evidenza. Invece nell’ ‘umorismo che si presenta in un’unica esposizione, monofase, la risoluzione resta sullo sfondo, fuori dal fuoco dell’attenzione. |
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