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Fare
un sito umoristico, come lo è "Il Palo" in molti suoi
aspetti, vuol dire avere un’alta considerazione dell’umorismo. Umorismo
è gridare: "Il re è nudo", è divertirsi
con le tante manifestazioni della comicità umana: ironia, dileggio,
scherno, satira; canzonatura, scherzo, autoironia e canzonature. Umorismo
è saper vedere risate dove gli altri vedono solo problemi, ma
ridere, deridere, celiare, ridicolizzare, vuol dire apprezzare l’umorismo,
sia quello bonario che quello sarcastico, satirico, graffiante pungente,
sferzante, caustico.
Potete scegliere se approfondire l’argomento leggendo il materiale testuale
sulla comicità presente su questo sito, o vedere direttamente
il materiale sull’umorismo.
Qui di seguito, per precisare l’ambito del discorso, riportiamo un’ampia
scelta dei termini usati per connotare e definire il concetto di "umorismo".
L’umorismo
ha tanti linguaggi: disegno umoristico, illustrazione, vignetta, caricatura,
fotomontaggi racconti o barzellette, ma l’importante è che sia
in grado di offrire intrattenimento, passatempo, diversivo, svago, ricreazione,
gioco, scherzo, allegria. Umorismo è insieme riflettere e divertirsi,
notare un problema e distrarsi, vedere un errore altrui e ridere, scherzare,
stare allegri, festa, casino, godersela, spassarsela, giocare, divertirsi,
perché l’umorismo, quello vero, è piacevole, gradevole,
spiritoso.
Gioia, buonumore, spensieratezza, godimento, gratificazione, sognare,
rallegrare, felice. È essere contento, gioioso, pimpante, spensierato,
soddisfatto, cordiale, socievole, vivace, mattacchione, burlone, felicità,
essere felice, raggiante.
Ridere a crepapelle, ridere sotto i baffi, sorridere, sganasciarsi,
sbracarsi, sbellicarsi, sbudellarsi, scompisciarsi, sghignazzare, schernire,
scimmiottare, sfottere, punzecchiare, stuzzicare, prendere in giro,
prendersi gioco e spasso, prendere per il naso, per il culo e per il
sedere, solletico, riso, sorriso, sorrisetto.
Burla, amenità, bizzarria, spiritosaggine, gioco di parole, gag,
freddura, battuta, motto, sberleffo; buffonata, buffonaggine, pagliacciata.
Spiritoso, comico, ridicolo, spassoso, buffo, riuscito, simpatico, tragicomico,
punzecchiare, stuzzicare, burlare, senso dell’umorismo.
L’umorismo è l’arte del buontempone sorridente, dell’allegrone,
del barzellettiere, di chi ama raccontare amenità, storiella,
aneddoti e fattarelli buffi vari. Perché l’umorismo è:
attrazione, sintonia, feeling; comunicazione, amicizia, simpatizzare.
Il
cervello come comprende l’umorismo? Perché si ride?
Per rispondere dovremmo affrontare i vari aspetti della comunicazione
comica, analizzare l’origine dei motti di spirito, la parodia, i paradossi,
la satira, gli indovinelli, le figure retoriche, e dare brevi cenni
sul solletico. Parlare poi dell’uso comico dei concetti come strumenti
dell’humour, sdilungarci sulla funzione, propria della risata, di sdrammatizzare
qualsiasi contesto, e accennare all’uso del cosiddetto "pensiero
laterale" sia nella soluzione dei problemi che nella creazione
di battute.
Dovremmo analizzare che succede nel cervello quando si ascolta un barzelletta:
l’esame della struttura superficiale della frase, il recupero del significato
delle parole, il significato della preposizione, l’invio nella memoria
permanente, l’uso del linguaggio interiore e l’evocazione di massa delle
immagini mentali.
Risultato?
Vediamo "tirare una torta in faccia" e ridiamo.
Secondo
il vocabolario la RISATA è una manifestazione di allegrezza,
spesso spontanea e improvvisa, con particolare contrazione e increspamento
dei muscoli della faccia ed emissione di suoni caratteristici. Ascoltando
un barzelletta noi ricreiamo nella nostra mente un MODELLO del contesto
che ci stanno raccontando, tentiamo di prevederne il finale, ma quando
questo - imprevedibile, se è la prima volta ascoltiamo la storiella
- arriva, il cervello ne riceve una scossa, quasi una scintilla, un’eplosione:
l’esplosione della risata.
L’umorismo
scaturisce dall’imprevedibilità di una situazione spinta all’eccesso.
Dove c’è l’eccesso di seriosità, lì può
nascere l’umorismo (vedi i libretti d’istruzione)
Avremmo bisogno di vari paragrafi, ognuno necessario:
L’umorismo come strumento retorico.
La storia delle barzellette.
I giochi di parole e la semantica.
Il significato delle parole: il triangolo di Ogden e Richards, significato,
referente e significante.
L’oscillazione che compie la mente tra le generalizzazioni dei concetti
e l’individualità del fenomeno che sta percependo, fra ciò
che sa e ciò che la barzelletta - col suo finale a sorpresa -
sta per svelargli. Un piccolo mistero/indovinello ci aspetta nel finale
e noi lo attendiamo con gioia, la stessa di un enigmista mentre affronta
un cruciverba, di uno scacchista mentre dispone i pezzi e si pregusta
la partita. Azioni inutili ma oltremodo divertenti.
Nell’umorismo
c’è un rivolgimento del contesto, causato da un elemento disgiuntore.
I concetti - lo scozzese delle barzellette come esempio di concetto
- utilizzati dal cervello come SISTEMI DI ACCETTAZIONE DELLE INFORMAZIONI.
Il concetto come fonte di sub-concetti: che richiamano nella mente denotazioni
e connotazioni.
Le TOTALITA’ ORGANIZZATE e la GESTALT, la sorpresa - l’arrivo della
torta in faccia - ristruttura il contesto e provoca risate.
L’umorismo
si basa su di una regolarità violata.
Nelle barzellette una sola parola cambia il senso di un’intera storiella.
La barzelletta è la dimostrazione di come il cervello sappia
percepire "al volo" tutta una situazione.
Alcune volte per risolvere un problema bisogna alterare la struttura
che la situazione presenta momentaneamente alla mente. La soluzione
emergerà solo da una rietichettatura delle percezioni
Quando si è di fronte ad un problema che resiste ai tentativi
di risolverlo, la verbalizzazione nel linguaggio interiore può
risultare d’impaccio. Al contrario, per risolvere certi indovinelli
o capire le barzellette, solo la visione mentale, l’immaginare visivamente
una situazione, può completare la percezione.
L’umorismo
alza la qualità della vita
Corti
circuiti mentali come quello della risata, sono paragonabili a quelli
provocati dall’arrivo di idee nuove grazie al "pensiero laterale",
una denominazione inventata da Edward De Bono per indicare una maniera
non classica ma efficace, di soluzione dei problemi, evitando il metodo
classico della suddivisione in sottoproblemi e nel ricorso a subroutine
sperimentate. Con il pensiero laterale e con l’umorismo, si passano
in rassegna velocemente soluzioni alternative, non ancorate ad una ricerca
precisa di dati, inventandosi delle analogie, in una molteplicità
di impostazioni alternative, come in matematica, dove l’equazione, che
è la stesura di due descrizioni diverse di una stessa realtà,
apre vie di soluzione al problema.
Talvolta
un’idea nuova è a portata di mano, eppure è impossibile
configurarla chiaramente perché manca un ultimo tocco che ne
assesti gli elementi.
Il pensiero laterale e l’umorismo non richiedono la consequenzialità,
qual che interessa è che la conclusione finale sia esatta - o
comica - il resto delle cose pensate, viene usato e poi abbandonato.
Nell’ascoltare una barzelletta si accetta l’eventuale assurdità
di una descrizione, in vista di ascoltare la battuta finale. Nel pensiero
laterale, invece di disfarsi in fretta di un’idea assurda ma originale,
la si porta fino alle estreme conseguenze.
Sia l’umorismo che il pensiero laterale mirano a distruggere l’effetto
polarizzante delle idee dominanti; ad una ricerca sistematica di una
pluralità di impostazioni; a sviluppare l’abitudine di pensare
per immagini; ad un abile utilizzo degli elementi fortuiti (la serendipità).
Con
le barzellette si possono passare dei gradevolissimi cinque minuti,
e le barzellette e i file umoristici di questo sito ne sono la prova.
Solo le barzellette lasciano la libertà di far ridere e comunicare
senza alcun limite: la realtà viene rappresentata con le parole
e viene sovraccaricata di significati nuovi, strambi, divertenti, allegri.
Le barzellette consolano l’occhio, rincuorano lo spirito, vi liberano
della noia della realtà paludata ed ufficiale.
Raccontare barzellette permette di canzonare, deridere, irridere, celiare,
ridicolizzare, scimmiottare, sfottere, punzecchiare, stuzzicare e prendere
in giro: istituzioni, amministratori di condominio, partner gelosi e
tutti quelli poco spiritosi.
Le prime barzellette risalgono all’Età della Pietra: o ridevi
o ti davano una pietrata in testa. Da allora sono state sempre usate
per ridere alle spalle di qualcuno, per prendere per il naso o per il
sedere in modo ironico, graffiante, pungente e caustico, utilizzando
sarcasmo, dileggio, scherno, satira, canzonatura, scherzo e autoironia.
Insieme al disegno umoristico, all’illustrazione, alla vignetta e alla
caricatura, la barzelletta rappresenta un intrattenimento che molti
barzellettisti usano come diversivo, svago, ricreazione, gioco, per
scherzi, allegria, feste, e spasso. Pochi prodotti della fantasia son
così fonte di divertimento quanto le barzellette. Dirne di nuove
è un piacere, un hobby gradevole e spassoso, il gusto di tirar
fuori battute e barzellette che possono far ridere a crepapelle o ridere
sotto i baffi, sorridere, sganasciarsi, sbracarsi, sbellicarsi, sbudellarsi,
scompisciarsi.
Burla, amenità, bizzarria, spiritosaggine, battuta, sberleffo,
pagliacciata: le barzellette sono tutto questo e anche di più.
Ridicola, buffa, simpatica o tragicomica, la barzelletta è un
linguaggio artistico alla portata di tutti.
Il
"grilletto" e l’umorismo
Nelle
barzellette la battuta finale ha la stessa funzione di un grilletto.
Cos’è il grilletto di una pistola o il pulsante di un missile
nucleare? È un accumulo di energia studiato apposta per liberare
la sua carica istantaneamente. Non è che ogni volta che si deve
sparare uno mette su una fabbrica di proiettili. Solo all’epoca delle
catapulte i proiettili andavano rintracciati in giro. Un mio amico non
ci voleva credere. Secondo lui si portavano i macigni da casa, allora
l’ho tenuto un paio d’ore sotto l’acqua fredda e si è ricreduto.
Una battuta è un sillogismo di cui si sottintendono molte delle
parti precedenti, perchè la battuta le farà emergere tutte
insieme e all’improvviso nella mente dell’ascoltatore. La barzelletta
è la dimostrazione di come il cervello sappia percepire talvolta
tutta una situazione, e questo accade perchè già prima
la mente aveva molti elementi, ma l’intuizione provocata dalla battuta
finale gli ha permesso di riunirli in un quadro organico: un solo elemento
ha ristrutturato tutti i precedenti, così come ogni mossa di
scacchi varia il ruolo di tutti i pezzi presenti sulla scacchiera.
NAUGRAFI
Mare aperto. Un naufrago va alla deriva sopra un pianoforte:
"Ho fatto bene a non ascoltare mio padre: voleva che suonassi il
flauto..."
Qui
un nuovo contesto, il naufragio, impone di riconsiderare i rapporti
tra i due strumenti musicali.
Vediamo un ulteriore esempio di nuovo raggruppamento di elementi. Quando
si vuol fare un anagramma, solo alterando i raggruppamenti si arriva
ad una nuova parola. Se si desidera introdurre una nuova denominazione
in una certa strutturazione percettiva, e se questa struttura è
tuttora "reale" o "viva", il pensiero giunge ad
una strutturazione opposta soltanto contro la RESISTENZA della struttura
precedente. Negli anagrammi bisogna evitare di pensare in continuazione
alla parola d’origine, per questo una tattica corretta impone di dividere
le lettere, riscrivendo le consonanti da un lato e le vocali dall’altra.
Per fare l’anagramma di COMICITA’, si scrive prima CMCT e OIIA, solo
così si arriva facilmente a "MICA CITO" o a "TIC
AMICO". Si arriva agli anagrammi "distruggendo" prima
la parola d’origine, scomponendola in lettere.
Per poter comprendere un oggetto visivamente, non è sufficiente
limitarsi a guardarlo. Ciò che sappiamo e che abbiamo imparato
da altre rappresentazioni, può sia impedire che facilitare la
nostra percezione.
Quando si affronta un problema, l’immagine dell’obiettivo a cui si tende
esercita una certa pressione, fornisce una direzione a ciò che
è presente sotto gli occhi - gli elementi su cui lavorare - e
cerca di indurre una trasformazione degli stessi nomi degli oggetti.
Le esigenze del risultato, motivano e giustificano la riorganizzazione
della struttura presente.
Il pensiero verticale ha bisogno di partire da una base accettata come
valida, da una metodologia ormai diventata routine, ad esempio la procedura
di ricerca di un’immagine in un archivio.
Fin qui niente di male; bisogna solo evitare la tendenza ad essere troppo
precisi e meticolosi, il che è altrettanto artificioso del suddividere
una sequenza cinematografica in una serie di fotogrammi immobili: il
movimento svanisce.
Spesso infatti si pensa "verticalmente" in maniera corretta,
ma l’idea buana non arriva. Cosa consiglia allora il pensiero laterale?
Evitando di procedere un gradino alla volta, si prenda in considerazione,
all’improvviso, un elemento nuovo e del tutto arbitrario. Si cammina
poi a ritroso cercando di costruire un collegamento logico tra questo
nuovo elemento e il punto di partenza.
Insomma in molti problemi si può partire dalla soluzione e poi
tornare indietro.
La
pretesa di delineare una filosofia della comicità è una
sfida interessante, perchè o si riesce a dire qualcosa di minimamente
interessante oppure si fanno ridere i polli, il che non è poco
vista la triste vita dei poveri volatili.
Già parlando della satira era emerso uno dei valori dell’umorismo.
Gridare "Il re è nudo!" è una verità
preziosa utile da far circolare. Saper leggere tra le righe di un giornale
o di un depliant è anch’esso un valore: esalta l’intelligenza
e mette in guardia dalle suggestioni occulte. Saper prendere le cose
con filosofia è un bell’obiettivo da raggiungere sdrammatizzare
gli aspetti più falsamente sacrali della vita anche.
Le
persone che hanno un’azione da intraprendere e pensano con cura troppo
minuziosa, non possono decidere di agire tempestivamente In altre parole
non è possibile correggere indefinitamente í propri mezzi
di auto-correzione Quando siete in dubbio su qualcosa in fondo al vostro
cervello deve esserci una fonte di informazione che è l’autorità
finale e che obbligherà il centro decisionale della mente a scegliere.
Un difetto di fiducia nella sue autorità renderà impossibile
l’agire e il sistema resterà paralizzato.
Supponiamo che vi si chieda di non pensare ad una scimmia durante la
prossima ore. Mentre siete lì ad eseguire il compito, a ricordarvi
di dimenticare la scimmia, vi trovate in una situazione di "doppio
legame" in cui il "fare" equivale a "non fare"
e viceversa.
Come disse un maestro zen: "A questo punto non vi resta altro che
farvi una belle risata."
E così siamo riusciti a "tornare a bomba", all’argomento
del nostro trattatello sulla comicità. A proposito: sapete da
che viene il detto: "tornare a bomba"? Bomba in questo caso
è un sinonimo di "tana", la base di quando si gioca
a "nascondino". Tornare a bomba significa quindi ripartire
dal punto di partenza, nel nostro caso dalla difficoltà ma insieme
dalla volontà, di creare umorismo.
Bisognerebbe prender esempio da quanto diceva Picasso:
"Alcuni pittori trasformano il Sole in un puntino giallo. Altri
trasformano un puntino giallo nel Sole.
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