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Le preferenze degli altri sull’umorismo Riconoscere gli elementi di diversità nel senso dell’umorismo significa, alla fine, ammettere la differenzialità delle preferenze. Cioè che i gusti non sono gli stessi. Ovvio, ma assolutamente non scontato. Il pluralismo umoristico, come ogni pluralismo, è più facile riconoscerlo in linea di principio che non in pratica. I gusti sono gusti. Ma, tante volte, è il proprio gusto quello giusto. Ed è attribuito anche agli altri. Anche quando non ce lo si aspetterebbe. Un esempio proprio tra gli studiosi? Gian Pietro Calasso ha dedicato un libro a un’ipotesi sulla natura del comico. A un certo punto cerca di analizzare i motivi per cui alcune barzellette sono più divertenti e altre meno. E a illustrazione riporta sei barzellette (citate da Enigmistica In) [Calasso G. P., Ipotesi sulla natura del comico, La Nuova Italia, Firenze, 1992., p. 169 e segg.]. Con il seguente commento: "Malgrado la comune ambizione spiritosa, abbastanza ovviamente solo le prime tre barzellette fanno ridere, mentre le altre producono un effetto fiacco e deludente e un conseguente giudizio di insulsa banalità." Ma è proprio così? È vero per tutti? Si cimenti il lettore in una semplice prova. Le sei barzellette sono: 1. Un giovane siede su una panchina fra una ragazza procace e un’altra dall’aspetto striminzito e zitellesco. Come la prima si allontana, rifiutando le avance del giovane, la seconda gli rivolge la parola: "Signore, guardi che se ci prova con me non faccio mica la difficile!". 2. Un condannato a morte, davanti al plotone di esecuzione, chiede di fumare l’ultima sigaretta. L’ufficiale, accendendogliela: "È proprio sicuro? con tutto quello che si legge sul fumo!". 3. Una coppia di mezza età si dispone a cenare in un ristorante dove le ordinazioni si fanno tramite un computer posato sul tavolino. Lui: "Comprendo il progresso, ma preferivo i camerieri di una volta!". 4. Una coppia di giovani sposini sta finendo di mangiare al ristorante. Come lui mette mano alla tasca per pagare il conto, lei: "Ah, caro... Mi ero dimenticata di dirti che questa mattina ti ho svuotato il portafoglio per pagare la modista 5. Un passante offre a un mendicante un cheque come elemosina. Lo straccione, esaminando con aria critica l’assegno: "Ha un documento di riconoscimento?". 6. Un’anziana coppia siede di fronte alla televisione, il cui monitor è completamente nero. Il marito, controllando il Radiocorriere: "E la replica di una interruzione momentanea dell’anno scorso!". Nota: 2, 5, 6, 1, 4, 3 (le numero 2, 5 e 6 sarebbero, secondo Calasso, quelle che fanno ridere; le numero 1, 4 e 3 quelle insulse). (tratto da: Giovannatonio Forabosco, "Il settimo senso: psicologia del senso dell’umorismo", Franco Muzio editore, pag. 99) |
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